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Descrizione

PRESENTAZIONE                                                                                                           

      Dire Luoghi di Montalbano significa riferirsi a due tipologie: i luoghi letterari tout court, quelli consacrati dai romanzi scaturiti dall’infaticabile penna dello scrittore di Porto Empedocle Andrea Camilleri e quelli che sono balzati all’attenzione di un pubblico ancora più ampio di quello, seppur numericamente consistente, dei lettori dei romanzi: il pubblico televisivo.

Era il 6 maggio del 1999 quando andava in onda il primo episodio del commissario siciliano tratto dal romanzo di Camilleri Il Ladro di Merendine. Protagonista un ispettore alquanto singolare, Salvo Montalbano (il cognome è un privato omaggio di Camilleri a Manuel Vasquez Montalban, scrittore spagnolo, scomparso nel 2003, ideatore di un ispettore, Pepe Calvalho, con il quale il nostro Salvo Montalbano ha non poche cose in comune): buongustaio, moralmente integro, carico di buon senso, e, soprattutto, che “non si fa mai persuaso” tanto da scegliere percorsi alternativi, inusuali, nella risoluzione dei casi.

Nella fiction televisiva abbiamo assistito a, quello che potremmo definire, uno sdoppiamento di identità dei luoghi. Da un lato ci sono le avventure del Commissario Montalbano letterario ambientate tra Porto Empedocle e Agrigento e che, sia nei romanzi che nella fiction, prendono i nomi letterari di Vigata e Montelusa; dall’altro ci sono invece i luoghi protagonisti della serie televisiva: paesaggi, abitazioni, scorci della provincia di Ragusa che è stata preferita alla provincia di Agrigento. Se, ad esempio, si legge questo brano tratto da La Forma dell’acqua ci si trova di fronte a quello che abbiamo definito “sdoppiamento di identità” dei luoghi: “la Spiaggetta di Puntasecca, una striscia di sabbia compatta a ridosso di una collina di marna bianca, era a quell’ora deserta”, la descrizione del luogo corrisponde a quella della suggestiva Scala dei Turchi nell’agrigentino, il nome è invece quello di un piccolo borgo marinaro della Provincia di Ragusa, lo stesso, tra l’altro, nel quale, nella fiction, viene ambientata la cittadina di Marinella dove il Commissario Montalbano vive in una splendida casa con veranda vista mare.

La scelta della provincia di Ragusa come sede della location non era scontata fin dall’inizio ma fu fatta in seguito a numerosi sopralluoghi dopo aver escluso proprio Porto Empedocle per povertà scenografica, problema che riguardava tutta l’area dell’agrigentino. Siamo di fronte ad un caso di doppia identità dei luoghi sulla quale Camilleri afferma che lui la buona parola per svolgere gli episodi a Porto Empedocle ce l’aveva messa: “Però se tecnicamente le bellezze paesaggistiche di questo luogo sono state sporcate da costruzioni, antenne parabole e quant’altro, che ci posso fare?”.

L’area iblea è cosi diventata nota come quella dei Luoghi di Montalbano. Luoghi di una Sicilia segreta, inedita o perlomeno sconosciuta al grande pubblico alla quale Giovanni Sarto ha voluto dedicare un libro fotografico.

Le zone in cui si aggira Montalbano, e nei quali vediamo aggirarsi Giovanni Sarto con l’attrezzatura fotografica, sono incantevoli. Luoghi nei quali lo spazio architettonico e urbanistico sembrano concretizzazioni dello spazio dell’esistenza, di quello spazio naturale sul quale si è innestata la cultura. Una natura selvaggia che l’uomo ha piegato alle proprie esigenze di sussistenza, senza alterarla conferendole una forma, operando un passaggio dal territorio al paesaggio addomesticato se è vero che: “Gli uomini portano la terra che hanno dentro, nel paese che trovano, sovrappongono l’interno al paesaggio esterno e l’uno e l’altro si migliorano”. La connessione tra l’architettura e il paesaggio naturale costituisce la peculiarità e l’unicità, dell’area iblea, protagonista assoluta della oramai celebre serie televisiva. Un’altra Sicilia è balzata agli onori della cronaca con i nomi letterari di Vigata e Montelusa che coincidono con l’area della Sicilia sud-orientale, scelta fin dagli anni ’50 e ’60 da alcuni registi (i fratelli Taviani, Zampa, Zurlini, Amelio) per ambientarvi i propri lavori e dove protagoniste sono le città di Ragusa, Scicli, Modica, Punta Secca, Comiso, Vittoria, Pozzallo, Capo Passero. Una Sicilia unica per le caratteristiche dei centri urbani, ricostruiti dopo il terremoto dell’11 gennaio del 1693 che scosse l’intero Val di Noto, unica per la vegetazione composta in prevalenza da carrubi e ulivi, unica per la sublime maglia dei muretti a secco, unica per il rapporto straordinario che si instaura tra l’uomo e la natura.

L’omaggio di Giovanni Sarto ai Luoghi di Montalbano ha inizio con Scicli e il suo Municipio (quello che nella fiction era il Commissariato di Vigata), edificio dei primi del Novecento in stile neorinascimentale nato dalla trasformazione del monastero delle Benedettine annesso alla Chiesa di San Giovanni Evangelista. Quest’ultima è una superba architettura tardobarocca che impreziosisce con la sua mole e l’andamento concavo-convesso della facciata la già splendida Via Francesco Mormino Penna. Teatro, di molti dialoghi del Commissario Montalbano, Via Francesco Mormino Penna, è tra le più belle vie del barocco italiano, ricca di chiese e di palazzi, sintesi tra linguaggi alti e popolari e che ha ricevuto il riconoscimento, da parte dell’UNESCO, di Patrimonio dell’Umanità per la spettacolarità di una spazio scenografico settecentesco relativamente integro. Giovanni Sarto ha scelto due pose notturne, illuminate dal chiaro di una immensa luna, di questa splendida Musa che si spalanca agli occhi dello spettatore. Due fotografie di Scicli aeree ci restituiscono l’immagine di un fiume prosciugato all’interno del quale i ciottoli sono stati sostituiti con basse abitazioni. Scicli e Modica  sono state ricostruite, dopo il terremoto, nello stesso luogo in cui si trovavano in precedenza e cioè lungo il corso di torrenti, all’interno di veri e propri canyon, fenditure del tavolato ibleo dovute a movimenti orogenetici e all’attività erosiva dell’acqua.

La Questura di Montelusa è invece a Ragusa Ibla e, precisamente, a Piazza Pola, mentre Piazza Duomo, con la Chiesa di San Giorgio che svetta in cima, è il luogo dove Montalbano e i suoi assistenti prendono il caffè in assolate mattine estive. Entrambi i soggetti non potevano mancare all’interno di questo lavoro. Piazza Pola definita dalla presenza della Chiesa di San Giuseppe è un gioiello tardobarocco della seconda metà del Settecento dove il linguaggio tende già alle leggerezze e ai capricci del rococò. La seconda, la Chiesa di San Giorgio, è il capolavoro assoluto di Rosario Gagliardi, l’architetto più importante del Val di Noto e quello che maggiormente influenzerà la produzione architettonica fino alla metà dell’Ottocento. Inventore della facciata-torre, elemento inconfondibile delle architetture ecclesiastiche del Val di Noto. Di Ragusa Ibla è presente anche la Chiesa di Santa Maria delle Scale che idealmente pare congiungere le due Raguse, l’antica e la nuova, tramite una lunghissima scalinata sulla quale i passamano in ferro battuto, al tramonto, proiettano le loro ombre. Una foto panoramica di Modica ne scopre la conformazione urbanistica, con le casupole abbarbicate e costruite sulle lenze del costone roccioso tra le quali, come efflorescenze, sbocciano le architetture ecclesiastiche e i palazzi aristocratici e nelle quali la pietra locale ha il ruolo di protagonista assoluta. Scenografie urbane grandiose che inglobano il gusto delle classi dirigenti e la cultura popolare e sposano le volute della bionda pietra, color del miele, all’orografia del territorio con il risultato di un unicum architettonico di grande valenza espressiva. Da padrone, tra i Luoghi di Montalbano, la fanno le ville e le masserie degli Iblei vissute da possidenti agrari o da ricchi borghesi. Sono residenze sobrie che si aprono sulla campagna in un paesaggio disegnato dalle direttrice dei muri a secco. Alcune tra le più interessanti, neoclassiche e neogotiche, sono state immortalate da Giovanni Sarto: Villa Fagotto a Chiaramonte Gulfi, l’Eremo della Giubiliana (un convento del ‘500, oggi trasformato in albergo) a Ragusa, e Villa Donnafugata, chiamata il Castello di Donnafugata, la più sontuosa residenza extraurbana degli Iblei. Una architettura eclettica che miscela il neogotico delle logge alle citazioni neoegizie delle sculture agli echi neoclassici della Coffe House immersa in un lussureggiante parco dove si svolge la corsa di cavalli in La Pista di Sabbia, penultimo episodio della nuova serie. L’area degli Iblei è stata scandagliata da Giovanni Sarto in lungo e in largo fino ad entrare all’interno della Grotta delle Trabacche (Il Cane di terracotta) testimonianza, assieme a moltissime altre cavità rupestri, dei primi insediamenti della Sicilia sud orientale; e non poteva mancare, in dettaglio o a volo d’uccello, la costa Iblea, protagonista di molte scene del Commissario Montalbano, sulla quale un luogo significativo, protagonista di molti episodi, è la Fornace del Pisciotto a Sampieri, ovvero quello che nella fiction è chiamata Mànnara. Si tratta di uno stabilimento in cui  si producevano laterizi, incendiato e abbandonato, esempio mirabile di archeologia industriale, cattedrale laica in riva ad uno sconfinato mare.

                                                                                    Lucia Nifosi’






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